La procedura

Il cittadino straniero in possesso dei requisiti previsti provvederà a compilare i moduli prestampati allegandovi la documentazione richiesta, e a presentare la domanda di rilascio del nulla osta al ricongiungimento familiare.

La nuova procedura prevede l’invio telematico delle domande collegandosi al sito nullaostalavoro.dlci.interno.it dove sono disponibili i moduli necessari per il ricongiungimento.

Il titolare di protezione internazionale potra’ presentare domanda di ricongiungimento familiare subito dopo il riconoscimento dello status e il ritiro del permesso di soggiorno, senza alcun vincolo temporale.

La procedura di ricongiungimento viene suddivisa in più fasi.

1a fase: Presentazione della domanda sul sito del Ministero dell’interno (occorre scaricare un programma, compilare i dati ed inviare la domanda).

Il D.L. 17/02/2017, n. 13, ha modificato l’art. 29 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 ed ha previsto che la domanda di nulla osta al ricongiungimento familiare, deve essere inviata allo Sportello unico per l’immigrazione presso la Prefettura competente per il luogo di dimora del richiedente con modalità informatiche e già corredata della relativa documentazione.

I passaggi per la presentazione sono i seguenti:

Una volta visualizzata la Homepage, per poter accedere al servizio di interesse è necessario possedere una identità SPID poiché in mancanza di questa non si potrà operare sul sistema.

Come ottenere lo SPID. È necessario essere in possesso di: un indirizzo e-mail; il numero di telefono del cellulare usato normalmente; un documento di identità valido (carta di identità, passaporto, patente, permesso di soggiorno); la tua tessera sanitaria con il codice fiscale. La richiesta può essere fatta online. In alcuni casi è possibile farla personalmente recandosi presso lo sportello del servizio scelto. Il servizio è prestato in forma gratuita da Poste Italiane.

Una volta autorizzato l’accesso, i servizi che potranno essere richiesti sono: Sportello Unico Immigrazione, Cittadinanza, Test Italiano. Per presentare la domanda di ricongiungimento familiare occorre cliccare sulla voce “Sportello Unico Immigrazione”.

La richiesta di nulla osta è gratuita ad eccezione del pagamento di due marche da bollo da Euro 16,00. E’ necessario essere già in possesso di una prima marca da bollo da 16,00 euro se si pensa di inviare il modulo di richiesta Nulla Osta immediatamente dopo la compilazione, poiché l’inserimento del codice identificativo della marca da bollo è richiesto per la conclusione dell’inoltro della domanda.

Dopo, comparirà una schermata con l’elenco dei moduli compilabili in base al tipo di procedimento amministrativo da avviare.

Cliccando sul modulo “Richiesta di Nulla Osta per ricongiungimento familiare – Modulo SM” è possibile iniziarne la compilazione. Il modulo è strutturato in pagine e ad ogni cambio pagina, viene effettuata una validazione dei campi inseriti, in caso di errore viene invece mostrato un messaggio dal quale è possibile accedere direttamente al campo errato.

In ogni pagina, oltre ai pulsanti di navigazione, sono presenti i pulsanti che corrispondono alle funzioni di seguito indicate:

controlla domanda – effettua un controllo di completezza e congruità dei dati inseriti, restituendo un messaggio d’errore nel caso in cui la domanda è incompleta e/o presenta dati non validi;

anteprima – produce un’anteprima stampabile dell’istanza compilata in formato pdf;

esci dalla domanda – si può abbandonare la compilazione, ma compare un messaggio che propone il salvataggio dell’istanza;

salva – salva i dati inseriti. È possibile sospendere la compilazione di un’istanza e salvare la domanda non completa tramite il bottone “salva”, in questo caso la domanda viene salvata nello stato “Da completare” ed è possibile proseguire con la compilazione in un secondo momento tramite la funzionalità “Modifica domanda” presente nella lista delle domande. Terminata la fase di compilazione è possibile procedere con l’invio della domanda tramite il bottone “Invia”.

invia – il pulsante si attiva quando l’istanza è correttamente compilata; prima dell’invio, il sistema effettua un ulteriore controllo di completezza/congruità dei dati inseriti, se tale controllo non va a buon fine non è possibile inviare l’istanza e viene restituito un messaggio d’errore con l’indicazione dei dati incompleti o non congrui.

Le istanze di Nulla Osta al ricongiungimento familiare (moduli S, T e GN), prevedono poi l’upload dei documenti necessari alla presentazione di tali istanze. Il dettaglio della documentazione da allegare è descritto nelle istruzioni di compilazione reperibili nelle pagine di compilazione dei singoli modelli. Ogni documento allegato dovrà avere una dimensione massima di 3MB, i formati ammessi sono: PDF, JPEG.

È possibile che i documenti inviati siano illeggibili o non corretti. Lo Sportello Unico per l’Immigrazione, in questo caso, ha la possibilità di chiedere al richiedente di reintegrare e correggere la documentazione trasmessa, mediante l’invio di un messaggio via e-mail all’indirizzo di posta elettronica indicato al momento della compilazione dell’istanza. Nel testo del messaggio viene richiesto di accedere alla propria pagina sul Portale dove è possibile visualizzare la lista dei documenti richiesti dallo Sportello Unico. È necessario caricare tutti i documenti elencati, qualora venisse eseguito un caricamento parziale, sarà possibile integrare i documenti mancanti solo dopo una nuova richiesta di reintegro da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione e non autonomamente.

 Nella fase di istruzione della domanda lo Sportello Unico è tenuto a richiedere alla Questura il parere sulla sussistenza di motivi ostativi al rilascio del Nulla Osta e quindi all’ingresso dei familiari del richiedente. Tale richiesta viene fatta automaticamente dallo Sportello Unico.

Rispetto alla tempistica, si ricorda che in ogni caso la procedura per la richiesta del nulla osta deve concludersi entro 90 giorni (termine ordinatorio). Il rigore ed il rispetto dei tempi di istruttoria della domanda di ricongiungimento sono rimarcati ulteriormente dal Tribunale di Torino, sez. I civile, ord. del 3 marzo 2015, secondo cuiil silenzio serbato dalla p.a. per 4 anni dalla presentazione dell’istanza, rappresenta un silenzio-inadempimento e deve essere concesso il visto per il ricongiungimento famigliare a favore della moglie e dei figli del ricorrente, in possesso dello status di rifugiato politico. Il diritto al ricongiungimento famigliare, invero, costituisce un diritto fondamentale della persona umana che, come tale, non può essere sacrificato a tempo indeterminato da un comportamento omissivo della p.a. la quale deve ritenersi di conseguenza onerata – pur nel bilanciamento degli interessi pubblicistici in gioco – di fornire una risposta al richiedente entro termini ragionevoli, cosa non avvenuta nella fattispecie in esame. Va inoltre accolta la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale subito dallo straniero a seguito della condotta illegittima della p.a., in quanto risulta essere stato leso un diritto della persona di rango costituzionale (ovvero il diritto alla vita famigliare) da parte della p.a., la quale non ha provveduto a informare il ricorrente dello stato della pratica (ad es., indicandogli quali fossero le cause che ne impedivano un sollecito e favorevole accoglimento). Pertanto, l’atteggiamento improntato al mero silenzio da parte della p.a., non può che essere ritenuto colpevole e come tale meritevole di risarcimento del danno non patrimoniale conseguente patito dal ricorrente”.

2a fase: convocazione presso lo Sportello Unico per L’immigrazione.

Presso lo Sportello occorre produrre in originale più 2 copie del permesso di soggiorno. Si dovranno portare due marche da bollo di 16,00 Euro ciascuna: la prima è la marca da bollo i cui estremi sono stati inseriti nella domanda inviata telematicamente; la seconda è una nuova marca da bollo.

Nel dettaglio ecco la documentazione da portare:

1.      originale della ricevuta della marca da bollo i cui estremi sono stati indicati nella domanda;

2.      marca da bollo di euro 16,00 da apporre sul Nulla Osta (X2);

3.      due fotocopie del titolo di soggiorno del richiedente;

4.      documento d’identità del richiedente più fotocopia dello stesso;

5.      fotocopia documenti per familiari da ricongiungere (se disponibili);

6.      certificato cumulativo di stato di famiglia e residenza (anche sotto forma di autocertificazione)

3a fase: rilascio nulla osta.

Lo Sportello unico, dopo aver constatato la rispondenza tra la documentazione esibita e quella inoltrata in precedenza dal richiedente il ricongiungimento, comunica l’esito con un provvedimento che viene consegnato al richiedente. Il provvedimento che accoglie la richiesta di ricongiungimento viene denominato “nulla osta” ed ha una durata di sei mesi, entro i quali si deve concludere la procedura.

4a fase: rilascio visto d’ingresso presso la Rappresentanza consolare italiana nel Paese di origine o nel Paese terzo in cui si trova il familiare.

Una volta rilasciato il nulla osta, il beneficiario di protezione internazionale deve inviare l’originale al familiare, mentre autonomamente lo Sportello Unico ne invia una copia telematicamente presso la Rappresentanza italiana competente.

Una volta che le autorità italiane all’estero “aprono” telematicamente la procedura, il termine di sei mesi per la definizione della procedura è sospeso.

Presso la Rappresentanza consolare italiana occorre depositare la documentazione idonea a dimostrare il grado di parentela.

Una volta inviata la domanda, il Sistema prevede l’invio alla Questura competente perché provveda a verificare che non vi sia ragione di ritenere che questi possa rappresentare una minaccia concreta e attuale per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia ha sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere interne e per la libera circolazione. Di conseguenza, laddove il familiare per cui viene richiesto il ricongiungimento ha ricevuto in passato un provvedimento di espulsione ma la questura ritiene non vi siano motivi per considerare la persona una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato, si può procedere ugualmente alla definizione positiva della procedura.

Sussistono i presupposti per la condanna in via risarcitoria della PA in quanto il ritardo ingiustificato nel rilascio del visto contrasta colpevolmente con quanto statuito dal giudice civile e ha provocato l’impossibilità temporanea di ricongiungimento tra padre e figlio come indicato dal TAR Campania, sez. VII, 23 marzo 2018, n. 1870

Nel merito, infatti, il ritardo nell’ottemperare alla sentenza del giudice ordinario ha rappresentato un’evidente lesione del diritto alla unità familiare quale diritto fondamentale della persona.

Tenuto conto del tempo trascorso tra la decisione del giudice civile e il rilascio del visto, dell’età del figlio, della distanza tra Italia e Pakistan e della situazione complessiva, appare equa la determinazione di una somma complessiva di 3.000 euro (1.500 per ciascun ricorrente) a titolo di risarcimento del danno subito per tardiva esecuzione del giudicato.

Una volta che il familiare del beneficiario di protezione internazionale procede alla richiesta di visto, l’autorita’ italiana all’estero deve procedere alla sollecita verifica dell’effettivo legame di parentela/coniugio. Come gia’ chiarito in precedenza, la norma prevede che, qualora i rifugiati e i beneficiari di protezione sussidiaria non possano fornire documenti ufficiali per dimostrare il vincolo familiare, in ragione del loro status, della mancanza di un’autorità riconosciuta o dell’inaffidabilità dei documenti rilasciati dalle autorità locali, le Rappresentanze italiane all’estero  provvedano a rilasciare certificazioni sulla base delle verifiche ritenute necessarie, effettuate a spese degli interessati.

Si raccomanda, comunque, che il ricorso al test del DNA dovrebbe rappresentare una “extrema ratio” rispetto ad altri mezzi di prova alternativi, in base all’orientamento giurisprudenziale e alle indicazioni dell’UNHCR in materia. La Direttiva 2003/86/CE (art. 5 comma 2) prevede che, per verificare l’esistenza di vincoli familiari, gli Stati membri possano convocare per colloqui il soggiornante e i suoi familiari e condurre altre indagini che ritengano necessarie. Può inoltre farsi ricorso ad altri mezzi di prova (es. elementi tratti da documenti rilasciati da organismi internazionali ritenuti idonei) mentre si ricorda che non può essere richiesto al richiedente di rivolgersi alle proprie Autorità per l’ottenimento di tale documentazione.

Più in generale, il rigetto della domanda non può essere motivato unicamente dall’assenza di documenti probatori, in ossequio al citato principio dell’“onere attenuato della prova”.

Infine, per quanto riguarda la competenza a trattare le richieste di visto, per i familiari dei rifugiati è prevista la possibilità di derogare alla norma del Testo Unico che attribuisce tale competenza alla Rappresentanza diplomatico-consolare presente nello Stato di origine o di stabile residenza del richiedente. Questo in considerazione del fatto che in molti casi anche i familiari dello straniero rifugiato in Italia si sono trovati nella necessità di lasciare il loro Paese di origine e di trovare rifugio, anche temporaneamente, presso un altro Stato e tale circostanza potrebbe essere considerata tra i casi particolari di deroga previsti dall’art. 5, primo comma, del DPR 394/1999.

È bene ricordare che l’ingresso, il soggiorno o il transito nello Spazio Schengen è ammesso se il cittadino straniero è in possesso di un passaporto o di un documento di viaggio riconosciuto e valido. Il Visto non può essere apposto su un passaporto/ documento di viaggio scaduto, ed in ogni caso si considera valido quel documento di viaggio /passaporto la cui scadenza è successiva al viaggio di non meno di tre mesi.

Qualora il cittadino straniero per il quale è stato richiesto il ricongiungimento sia titolare di un documento di viaggio non riconosciuto dall’Italia o ne sia privo, la Rappresentanza diplomatico-consolare italiana può assegnare un “lasciapassare”, valido solo per il nostro Paese, sul quale verrà apposto il visto. Il lasciapassare non consentirà il transito attraverso il territorio di Stati Schengen diversi dall’Italia.

I Diritti corrispondenti alle spese amministrative per il trattamento della domanda di visto sono di € 116.00 e salvo casi particolari, verranno riscossi nella moneta nazionale del Paese in cui è stata presentata la domanda.